IL PONTE MOBILE ORIGAMI

 

Il meccanismo di movimentazione

Il meccanismo di sollevamento è connesso con la stessa forma del ponte nel senso che attraverso il movimento dei piani mobili dell’impalcato si realizza il loro contemporaneo sollevamento attorno alla cerniera di base. Il movimento è impresso in un primo momento da un pistone verticale, situato nella struttura portante della cabina del manovratore, che inclina leggermente le due falde dell’impalcato e poi dai due pistoni telescopici laterali che, come due dita, stringono tra loro le due metà del ponte alzandolo sulla verticale.

Essendo il peso del ponte di circa 180 KN e con considerazioni di equilibrio del baricentro dei pesi della passerella nelle varie configurazioni rispetto al punto di rotazione della stessa si ricava che i due pistoni laterali devono poter garantire un tasso di sollevamento pari a circa 230 KN ciascuno essendo la loro retta di azione inclinata rispetto alla direzione verticale (si veda in particolare la tavola 4 di progetto nella quale viene esemplificato lo schema di funzionamento dei pistoni); l’azione dei due pistoni si scomporrà poi secondo le nervature in acciaio dell’impalcato e farà azione sulle cerniere dei piani mobili. Contemporaneamente i due pistoni contribuiscono, nella configurazione di ponte sollevato, a stabilizzare la struttura soltanto incernierata alla base. E’ però necessario che i pistoni rimangano in pressione a ponte sollevato e che vengano rilasciati per richiudere il ponte; non devono quindi forzare il movimento di discesa del ponte.

A passerella sollevata i pistoni saranno comunque soggetti ad uno sforzo di compressione sufficiente, a comando di rilascio impartito, a vincere l’attrito delle guarnizioni dei pistoni per farli richiudere facilmente.

Il locale pompe per l’alimentazione dei pistoni oleodinamici sarà ricavato al di sotto della rampa di accesso. Il sistema di alimentazione oleodinamico sarà controllato elettronicamente dalla cabina del manovratore e sarà collegato alla rete pubblica già esistente.

Lo stesso locale pompe, sarà provvisto di una vasca di raccolta, necessaria a raccogliere l’olio rilasciato dai pistoni a riposo, di capacità pari a circa 150lt, considerando una velocità di apertura della struttura pari a circa 5minuti totali, previsti per la completa movimentazione della struttura.

In ogni caso tutti i collegamenti e i meccanismi risiedono dalla parte Sud del canale, dove avviene il sollevamento del ponte, sgravando la parte opposta da ogni tipo di meccanismo.


Conclusioni

Con questo progetto si è inteso dotare la città di Viareggio non solo di una struttura efficiente per il passaggio di pedoni e ciclisti attraverso il canale, ma anche di un oggetto a suo modo scenografico, dotato di una sua personalità, che possa attirare attenzione durante il suo sollevamento; l’insieme delle parti portanti il ponte a riposo sono le stesse che intervengono primariamente durante il suo sollevamento rendendo la struttura coerente con la sua funzione, nel complesso di tutte le sue parti.


Un ponte tratto da un semplice origamo di un corvo che diventa nella realtà una grande vela spiegata sul canale: forse un’azzardo?

Chissà…ma è bello comunque almeno pensarlo e avere l’occasione di proporlo!



Dalla relazione di concorso:


L’idea di partenza

Si ispira al “corvo che becca”, uno dei più semplici origami possibili, il meccanismo semplice ma efficace e di grande scenografia per la movimentazione del ponte mobile sul canale Burlamacca a Viareggio: dal movimento delle dita che premendo sugli spigoli della carta muovono la forma del becco dell’animale a quello dei pistoni oleodinamici che muovono i piani in acciaio del ponte fino a sollevarlo come una vela spiegata al vento.

E’ questa l’idea che ha mosso la progettazione del ponte per il Canale Burlamacca di Viareggio: la piccola luce fra gli appoggi ha permesso di contenere gli spessori della struttura portante, giocando di conseguenza, sulla possibilità di muovere i piani tra loro collegati in maniera relativamente semplice. In sostanza, il progetto è partito dal modello di origamo di carta per poi tradurlo in disegno esecutivo strutturale.


Il progetto

Il progetto, perfettamente simmetrico rispetto all’asse trasversale del Canale, prevede nella sponda Sud la parte fissa con gli organi di movimentazione ed a Nord la sola area di appoggio.

La forma dell’impalcato, come una vela romboidale, ha una larghezza minima di 3.5mt sul lato Nord (in corrispondenza all’appoggio della passerella) e massima di circa 10mt dalla parte Sud ed è realizzato in struttura portante di acciaio tipo Fe510 mediante assemblaggio di profili scatolari chiusi zincati e verniciati.

Il piano di calpestio è in doghe di legno, dello spessore di 5cm disposte a lisca di pesce; il parapetto è in acciaio inox opportunamente sagomato e l’illuminazione è a bassa tensione, realizzata mediante corpi disposti ai piedi della ringhiera ogni 2mt di interasse.

Le parti che formano il piano di calpestio, e le altre parti mobili inferiori, sono unite tra di loro mediante una cerniera continua detta “a pianoforte” e si richiuderanno su se stesse durante il sollevamento del ponte riprendendo il movimento dell’origamo.


La cabina del manovratore, all’interno della quale trova posto un piccolo servizio igienico, si è posizionata lungo l’asse calpestabile in corrispondenza della parte più larga dell’impalcato, al centro dell’impalcato in corrispondenza del bordo del canale: a ponte mobile alzato si troverà in affaccio al canale, in modo da permettere la visione delle barche di passaggio e per potere decidere quindi se e quando richiudere il ponte.

La cabina viene sostenuta da una struttura in acciaio contenente il meccanismo di sollevamento pneumatico necessario per dare il primo spunto della movimentazione e fare lavorare poi successivamente i due pistoni laterali, per richiudere e sollevare temporaneamente il ponte.

Una passerella fissa sul retro della cabina permette la uscita di emergenza del manovratore anche a ponte alzato.

L’accessibilità al piano della passerella è garantita da due rampe simmetriche, per ciascuna banchina, realizzate in cemento armato rifinito al quarzo antisdrucciolo e conformate in parte a dolce scalinata e in parte a rampa in pendenza massima pari all’8% in ottemperanza alle norme sull’accessibilità.

Le rampe vengono chiuse in corrispondenza del loro punto di partenza, da sbarre automatiche accompagnate da segnaletiche luminose, comandate dalla cabina.